ABISSI DI SPERANZA

Dipinti  dedicati ai migranti che dall’Africa attraversano il Mediterraneo per approdare alle coste d’Europa

Presso

Palazzo del Commissario, fortezza del Priamar, Savona

 Da giovedì 23 febbraio a sabato 24 marzo 2012

Inaugurazione:  giovedì 23 febbraio ore 17,00

L’apertura della mostra sarà preceduta da una conferenza sui migranti, organizzata da FLC-CGIL, nella sala della Sibilla, alle ore 16,00

Orario mostra: da martedì a domenica 15,30-18,00

 (mattino su prenotazione cell. 3289451144)

 La mostra, progettata da Claudio Carrieri e organizzata da U.S. Letimbro “Santuario”, patrocinata dalla Città di Savona,  sarà realizzata in collaborazione con CGIL, FLC, AUSER, Galleria Conarte  e con il coinvolgimento degli allievi delle scuole medie e secondarie di Savona.

 

Insieme ai dipinti e alle installazioni dell’artista savonese verranno esposti 30 racconti, scritti dagli alunni, ispirati al tema dei migranti. I testi  migliori saranno votati dal pubblico

e premiati giovedì 22 marzo 2012, ore 16,30 nella sala della Sibilla.

 

Alcuni alunni del Liceo Artistico parteciperanno, nel corso della mostra, a un laboratorio di pittura e realizzeranno, insieme all’artista, alcune opere ispirate ai racconti.

Queste opere resteranno come parte integrante della mostra.

Uno spazio sarà dedicato alla documentazione video e fotografica di: “Invertirelarotta”; viaggio per mare tra la riva nord e sud del Mediterraneo: diritti umani, memoria, reciprocità

Per documentare l’evento, sarà realizzato un catalogo in formato digitale e, a richiesta, cartaceo (disponibile a fine mostra)  a cura del fotografo Fulvio Rosso. Presentazione di Ferdinando Molteni.

                    pubbliche relazioni e organizzazione generale a cura di:

Sabrina Pellegrini t.3496651882

pellegrini.sabrina@tiscali.it

Mauro Baracco t.3493230991

mbaracco@gmail.com

Marilena Boggiano t.3283829018

marilenaboggiano@libero.it

Conarte t. 019828695.

conarte@galleriaconarte.it

 

Le  società sono in rapido mutamento, spinte, nello svolgimento inarrestabile della rete globale, a nuovi processi di relazione, a nuove connessioni.
Adeguarsi a questi cambiamenti, con il compito di comporre i canoni del bello, è continuo esercizio dell’arte.
Laddove, sicuramente le scienze economiche, ma anche quelle tecnologiche e perfino la fisica fondamentale interagiscono con le dinamiche collettive, certamente la conformazione delle regole non può prescindere da scelte legate all’etica; questo, tanto più, vale per l’arte. Qui occorre che la ricerca artistica non si restringa al campo della pura estetica, ma acquisisca la coscienza, oserei dire scientifica, di un intervento concreto nella dialettica sociale.
In questo senso, su un altro versante, si ascriverà il punto di vista dell’arte alla discussione sulla qualità, la direzione, il significato delle conoscenze, ciò che per Edgar Morin è: “Il Metodo”,
Ecco perché il fare artistico è destinato a diventare una delle più ardue attività umane e perché è necessario, oggi più che mai, che si rivolga verso nobili scopi come quello di porsi a trait d’union fra le persone e le loro comunità.

L’arte è complementarietà

Il “manufatto” artistico a questo punto si ridefinisce  ancora attraverso le qualità che derivano dalla sua funzione, funzione che  si può individuare soltanto partecipando al dibattito civile, non per rappresentare fazioni o ideologie, ma intervenendo direttamente  nella definizione dei valori.
La leva emotiva, centrale nella tessitura di un migliore equilibrio sociale, appartiene, nella sua accezione più alta, all’arte.
Pensieri e culture distanti, se non addirittura inconciliabili, attraverso l’arte possono trovare affinità, possibilità per un completamento che non resti confinato nel cielo  mentale delle pure ricerche linguistiche e formali, ma venga assimilato nelle coscienze e diffuso attraverso una luce perfino spirituale.
Questo tentativo è il valore aggiunto che scamperà l’arte dal rischio di arroccarsi sulle torri del concettuale o, ammantata di nero nichilismo, tornare a visitare il già visto, tradendo il limite del modello estetico borghese che, non riuscendo a superarsi, diventa autoreferenziale, declina e, tramontando, dell’arte annuncia la morte.
L’intento è quindi rivoluzionario: innovare, cambiare i parametri, assumere nuovi canoni di riferimento, fare piazza pulita del vecchio.
Ma Rivoluzione qui non significa sovversione dell’ordine sociale, al contrario, significa integrazione, reciproca acquisizione, sinergia valoriale: un processo di sviluppo culturale, dove l’arte diviene elemento catalizzatore, capace di stimolare la curiosità per l’altro, favorire l’incontro, l’armonia fra le diversità, con lo scopo di una crescita civile comune.
Da qui nasce:
“Abissi di Speranza”
Questa mostra dichiara
il valore politico del punto di vista dell’arte, che si può rinnovare solo se prende parte attivamente alla costruzione sociale.
Solo così il suo linguaggio, depurato dagli orpelli concettuali, dal decadentismo estetico, può diventare autenticamente popolare, tornare ad essere accessibile ai più.
Bello è ciò che si rappresenta attraverso il buon gesto, buono è qualità concordata nel dibattito civile al quale l’arte deve partecipare schierandosi.
Questa oggi è la  genesi formale del bello.
Claudio Carrieri

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Benvenuti!

Penso che nell’uomo sia la misura della natura.

Il “Canone” è scritto nelle nostre proporzioni.

Tuttavia non si tratta di proporzioni geometriche, non ci sono corrispondenze fra la mappa corporea e il disegno del Cosmo.

Il Canone è una sorta di genoma della gestaltung che guida ogni maieutica che trae struttura dal caos.

Il Canone si manifesta nelle parti più piccole del mondo subatomico, così come nella natura visibile e, attraversando i nostri corpi, si ripete intatto fino alle armille dell’infinito.

Attraverso il pensiero noi possiamo prendere coscienza di una simile realtà; grazie al raziocinio è possibile perfino cercare di misurare ed estrarre quelle leggi che ci mostrano nei dettagli l’intera mappa della Phisis.

Ma  la ratio, sola, non è sufficiente: l’arte può aiutarci a capire.

Infatti Arte è l’agire conforme al canone.

In un lampo accecante l’arte trae la coscienza dal caos inconoscibile all’evidenza dell’armonia mundi.

Nell’Arte il Canone, altrove astratto, si traduce nella visione di una “via del ritorno” possibile, una conoscenza tangibile, traccia per una realistica riconciliazione con la natura.

È quindi possibile toccare la corrispondenza fra armonia interiore e ritmi di natura.

“Accordare il nostro agire” è la concreta indicazione morale che possiamo cogliere sia dal praticare che dal riconoscere Arte.

Claudio Carrieri

 

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