Abissi di Speranza

“La madre” (2011, olio su tela, cm. 100×150)

“Ofelia” (2011, dittico,olio su tela, cm 200×150)

“Narcisi” (2011, dittico, olio su tela, cm 200×150)

 

Aria e luce a quelli che sono scomparsi in fondo al mare.

La tragedia è in atto, ma qui si “esprime” nell’Eden sommerso, un Giardino fluttuante per chi, fissando l’assoluto, vede oltre la morte … Lo spirito c’entra, ma la passione è tutta umana!

Così la “Forma”. Il dipinto è realistico, un realismo naif, nel senso originario e liberatorio: al di la di ogni estremo, inutile tentativo di superamento formale

L’espressionismo, congelato nell’Idillio, si manifesta nel contrasto fra ciò che sappiamo e ciò che vediamo. Siamo scossi: “Che fare?”

L’Arte, mentre interroga, illumina e sollecita: aria e luce ci richiamano dall’inerzia all’azione.

Il mio metodo non punta a nuove proposte formali, ma indica all’arte una novità “politica”: la partecipazione e l’intervento concreto nel dibattito sociale.

Non c’è alcuna rinuncia linguistica, per intenderci, niente a che spartire col “realismo socialista” o con piaggerie partitiche.

Ma l’impegno “politico” resta comunque valore aggiunto, l’unico in grado di ancorare e partecipare il fare artistico al progredire del pensiero, quindi di rendere vita all’arte.

Claudio Carrieri

L’arte quintessenziale di Carrieri

Claudio Carrieri è un artista quintessenziale. Che affronti la ceramica o la pittura, il segno di Carrieri è sempre lì, ineludibile, impossibile da ignorare. Verrebbe da dire che l’arte di Carrieri sia un’arte semplice. E, in effetti, lo è.

È un’arte dove la forma è forma, dove il colore è colore. Dove il messaggio passa attraverso un reticolo di segni intellegibili e dove l’occhio è appagato. Dalle sinuose forme delle odalische o dai colori abbacinanti della magnifica serie di grandi dipinti di questa mostra.

Claudio Carrieri è un artista che non riposa. E si reinventa. Altri avrebbero costruito un’intera carriera sull’idea di draghi e draghetti fatti di terracotta. O della sensualità delle citate odalische. O dei suoi dipinti legati all’attualità della cronaca. O, ancora, sul ciclo “subacqueo” che ammiriamo oggi. Lui no. Ogni volta si è reinventato. Perché la semplicità dell’opera di Carrieri è frutto di un continuo sfrondare, sperimentare, alleggerire. La sua semplicità è dunque una conquista.

Per questo Claudio Carrieri è un artista quintessenziale.

Nella serie di opere di “Abissi di speranza” si annidano dei capolavori. La struggente bellezza del “Girotondo” lascia senza fiato. È un dono d’amore di purezza assoluta. La poesia di “In fine le rose” è palpabile, colorata, cristallina. La delicatezza di “Idillio” con i suoi colori quasi evanescenti. Ancora, la potenza quasi claustrofobica del “Naufragio delle rose”.

Esaminando le opere recenti di Carrieri mi sono ritrovato a pensare a Gianni Rodari. Guardavo i quadri e lo scrittore di Omegna mi veniva alla mente. E non capivo perché. Poi ci sono arrivato. Aveva a che fare, quel pensiero, con un suo libro straordinario intitolato “Grammatica della fantasia”. È una sorta di viaggio nei meccanismi della fantasia, appunto. Da quelli più semplici ai più complessi.

Penso che Claudio Carrieri utilizzi, forse senza saperlo, alcuni di quei meccanismi. Come il cosiddetto “binomio fantastico”: da due parole può scaturire una storia. Solo pensando a quelle due parole e mettendole in relazione. Io credo che Claudio Carrieri lavori così: pensa “rose” e “mare” e comincia a dipingere. Poi pensa “colore” e “amore” e nasce un’altra opera. E poi “bambino” e “pesce” e così via. E come per miracolo ecco apparire dipinti che sono racconti i cui significati si assommano ai significati.

Un gioco semplice. Un lavoro immenso. Un esito che tutti posso amare. Perché quando si parla di speranza, emigrazione, lavoro, accettazione, dolore e amore, diritti e doveri, bisogna farsi capire.

 

Ferdinando Molteni